Il blog per conoscere le nuove opere e le news di Gianmaria Bonà, è dedicato ai collezionisti e a chi ama l’arte e desidera vivere anche i momenti preziosi in cui le opere vengono create, come la forgiatura della scultura-premio realizzata per l’Autodromo di Monza. Su appuntamento si potrà visitare l’atelier di Gianmaria Bonà a Santa Maria Hoè, quando l’artista è in fase creativa, si potrà chiedere di osservarlo mentre realizza un’opera, verranno pubblicate le date in cui verranno esposte le opere e quindi potrete partecipare ai vernissage nelle gallerie d’arte, prevalentemente milanesi, perché è qui che Bonà ama presentare i suoi lavori.





L’approccio alle tematiche modulanti e strutturali le aveva già sperimentate come base, sempre ben presenti nella sua ricerca come elementi nuovi di contestazione straordinaria sulla banalità del campo che circoscrive il soggetto; al quale ha opposto delle articolazioni formali, che mirano a prendere per mano il fruitore e immetterlo in un più critico sistema di visione e poterle giudicare per quelle che sono: uno spettacolo allestito non tanto per l’occhio ma per la mente. 

Gianmaria Bonà percorre in tal modo una tra le diverse vie possibili della contestazione dell’arte contemporanea-merceolo- gica, nelle sue disparate rami cazioni. Nel seguire questa via, e, bisogna ancora una volta sottolinearlo, con gli intenti che si è trovato a un dato momento di fronte ad uno spazio più puro al limite d’una rarefazione estrema. Ed è in questo momento che il suo percorso segna quella che potrebbe apparire come un’inversione di rotta, e altro non è che il passaggio da una negazione critica ad una costruzione poetica, ad un’idea positiva. 

In quello spazio disintossicato dalle presenze epidermiche e degli accumuli di pensieri passivamente recepiti, egli è anda- to ponendo segni organizzati sia in rapporto a proprie leggi interne di autoregolazione, sia in rapporto a suggestioni straordinarie lirico-psicologiche, connesse ad una linea di sondaggio nel profondo dell’emozionalità e dei retroterra preconsci in questa evocazione allusiva di una realtà astratta.
Quindi tutte le critiche formali della fase precedente vengono ora impiegate alla costruzione di fatti irreali personali compromessi, cioè, con gli umori e le idee dell’artista stesso in quanto uomo. 

L’informale è soprattutto la chiave metodologica di una indagine su sé stesso che, le consente di usare la creatività come mezzo speci co per accedere all’inconscio e fare riemergere il suo io più nascosto. Eseguire forme del tutto astratte e sen- za nessuna attinenza con il conoscibile, signi ca sapersi liberare dai limiti naturalistici della rappresentazione, per privilegiare il gioco cromatico e soprattutto la libertà interpretativa degli stati d’animo. Concedendosi la facoltà di associare e imporsi allo sguardo senza mediazioni di tipo concettuale o teorico e, gli effetti visivi delle sue opere corrispondono quindi alla sostan- za stessa del suo rapporto istintivo con la materialità dello spirito della pittura

I temi dell’altrove, che sono rappresentati dalle vibrazioni tonali dei colori degli acidi, dai lamenti cromatici, dalle cascate liquide sulla super ce color oro del supporto rappresentano la parte poetica di Gianmaria Bonà. Nel loro brulichio sottolineato dalla qualità tenera e spirituale, al tempo stesso acidula del colore, queste opere meritano una lettura attenta. Proprio perché ri utano la facilità comunicativa dei linguaggi artistici oggi in uso; i suggerimenti abbisognano di un tempo di lettura adeguato che essi oppongono al consumismo culturale.

Polemiche e perché no? Non c’è davvero ad aver paura di questa parola, queste opere convocano il fruitore ad un atto che è altrettanto critico di quello delle precedenti ricerche, ma che tuttavia gli propongono un più diretto coinvolgimento. Penso per esempio a come abbia saputo ben rappresentare il campo pittorico nelle opere oggi esaminate, eliminando le sue tipiche tonalità coloristiche fondati, ma puntando su di una spiritualità pittorica endemica diffusa, raf nata e garbata, che sviluppa e contribuisce a portare avanti itinerari culturali articolati da sperimentazioni d’avanguardia.

Gianmaria Bonà attua un suo pieno riconoscimento d’artista tenace nella sua bella Brianza e non credo che sia questo un risultato da poco, e c’è da sperare che, proprio dall’occasione di questa sua mostra egli riceva dalla critica e dal pubblico avveduto un elogio magniloquente. 

by Lorenzo Bonini,
critico d’arte, curatore, journalist, consulente del Tribunale di Milano per Arte Moderna 







Il direttore editoriale, giornalista e politico Angelo Baiguini scrive in merito al nuovo periodo artistico di Bonà

Giamaria Bonà torna e sorprende. Ancora una volta l’artista brianzolo prosegue nella sua tortuosa ricerca, fatta di caparbietà e coraggio. E lo fa andando oltre, il suo è un “andare oltre” sico, che travalica i confini dell’arte come l’abbiamo intesa sino ad oggi. Le sue nuove opere infatti superano i con ni della “tela” per coinvolgere anche la cornice, a dimostrazione di come lo spazio tradizionale, vada ormai stretto all’artista brianzolo.
L’opera quindi nasce e si sviluppa unita al suo supporto, che ne diventa un impresindibile accessorio.
Una dimostrazione della necessità di Bonà di occupare nuovi spazi, andando oltre la “semplice” opera d’arte.
L’artista ricorre anche a tecniche e materiali inediti, per sperimentare nuovi orizzonti, dove la “tela” come la immaginiamo noi, lascia il posto al metallo, a una materia nobile che dif cilmente accoglie l’imprinting della mano dell’artista.
Ed è per questo che Gianmaria Bonà af da agli “acidi” il compito di dare un’anima alla fredda superficie metallica. Lascia alla “base” e al “colore” la libertà di trovare il giusto equilibrio, attraverso forme e immagini esclusive e inedite. Anche questo, che già basterebbe a testimoniare il coraggio di una ricerca estrema, non appaga no in fondo l’artista, che sente il bisogno di far emergere un “segno” forte. E ancora ricorre al metallo nella sua versione più liquida, per creare forme che segnano l’opera. Ma è il bisogno di evadere, quasi a voler sfuggire agli spazi tradizionali, a caratterizzare l’opera, che spesso si richiama ad un oggetto esterno, legato in modo indissolubile con le sue forme all’opera centrale. Quindi opere che dalla “tela” si propagano alla cornice per poi cercare un punto d’incontro estremo, rispetto all’opera stessa, ma al tempo stesso legato attraveso le forme, come un invisibile cordone ombelicale che unisce la madre con la propria creatura.
E’ evidente che Gianmaria Bonà ha intrapreso una nuova strada, un percorso di cui oggi lui stesso fatica a intravedere il punto d’arrivo. Un percorso che è però già scritto a caratteri di fuoco sulla sua vena artistica.

by Angelo Baiguini,
direttore editorialista, giornalista e politico